via agnolo 32
I tabernacoli di Firenze
LA STRADA
Nel cuore del quartiere di Santa Croce
Se stai percorrendo via dell’Agnolo, nel tratto più vicino ai viali di circonvallazione, ti trovi in una zona che conserva ancora l’anima più autentica della Firenze popolare. Un tempo questo primo tratto della strada era chiamato via Santa Verdiana, poi via delle Fornaci, per la presenza di fornaci di laterizi. Solo in seguito l’intera direttrice fu unificata nel nome attuale, legato all’“agnolo” — l’arcangelo Michele scolpito all’angolo con via delle Conce, di fronte al tabernacolo.
È qui, tra le case a schiera e le facciate sobrie, che si incontra questo piccolo ma significativo segno di devozione.
IL TABERNACOLO
Il tabernacolo e la Crocifissione
Fermati un momento davanti alla cornice in pietra serena, di forma centinata, decorata con motivi a spirale. Sulla chiave dell’arco spicca il trigramma raggiato di Cristo. In basso, la base modanata poggia su due mensole; sopra la cornice è ancora visibile il braccio metallico dell’antica lanterna, che un tempo illuminava l’immagine sacra. Sotto la mensa, una croce in marmo su un monte a tre cime richiama il Calvario. All’interno, protetto da uno sportello in legno curvilineo, si conserva un affresco con una Crocifissione raccolta e silenziosa. Al centro Cristo patiens, con il capo reclinato in consapevole accettazione. Ai piedi della Croce, inginocchiati in adorazione, si trovano Sant’Antonio abate, con l’abito bruno e il bastone, e Santa Verdiana, monaca vallombrosana con corona e libro aperto. La scena non è drammatica: è meditativa, quasi sospesa.L’autore e il linguaggio pittorico
L’opera è attribuita a un pittore fiorentino di fine XVI secolo, probabilmente vicino alla scuola di Andrea del Sarto. Se osservi bene le figure, noterai la compostezza dei gesti e l’equilibrio della scena: non c’è dramma eccessivo, ma un’intensità trattenuta.
Qui la Crocifissione non è spettacolo, ma preghiera. Il Cristo sembra sospeso in un silenzio consapevole, mentre i due santi incarnano la fedeltà e l’adorazione.
CURIOSITA'
Un monastero che non c’è più
La presenza di santa Verdiana ti parla di un luogo che un tempo si trovava proprio qui vicino: l’antico monastero vallombrosano di Santa Verdiana. Fondato alla fine del Trecento grazie al lascito di ser Niccolò di Manetto di Bonagiunta, accolse le prime monache nel 1400 e fu posto sotto la protezione della Repubblica Fiorentina.
Nel corso dei secoli il complesso fu ampliato, soppresso, riaperto e trasformato in carcere femminile nell’Ottocento; dal 1983 è sede universitaria.
Verdiana, vissuta tra XII e XIII secolo a Castelfiorentino, trascorse 34 anni in clausura volontaria presso un oratorio dedicato proprio a sant’Antonio abate. Ecco perché qui li vedi insieme: la loro vicinanza nell’affresco racconta un legame spirituale antico.